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Pinti Marco
Pinti Marco

Marco Pinti (Varese, 1985).
Il periodo ipotetico è il suo primo romanzo.

  • Non si può mai sapere
    (0)

    non si può mai sapere

    Difficile dire
    se ho scritto queste righe
    per condividere dei pensieri
    oppure per liberarmene.

    In un certo senso
    è la stessa cosa.

    Un sentiero non chiede
    di avere ragione,
    solo di essere percorso.

    Ho segnato sulla mappa
    i miei orizzonti.
    Conto di scoprirne nuovi
    nei passi degli altri.

    10.00
  • Il periodo ipotetico
    (0)

    Il periodo ipotetico

    Divampa una rivolta in Francia.
    Insorgono i nuovi miserabili.
    Dalle banlieue al cuore delle città l’urto si propaga. Sconvolge economia, frontiere, finanza e istituzioni. Tremendo il contraccolpo per l’Italia, vertiginoso il tracollo. Lo Stato scalcia, vacilla e schianta nel volgere di un’estate. L’ultima, in tempo di pace.
    Sgretolamento, frantumazione, apnea dell’ordinario…
    Ma è quando i vincoli sociali si allentano, che affiorano le vite.
    Pinti ne afferra sette. Sette traiettorie emblematiche come carte dei tarocchi, allo stesso modo ambigue, irripetibili, contraddittorie. Le mescola in una trama di rimandi e corrispondenze, le accarezza con una scrittura capace di trattenere, da ogni gesto e da ogni pensiero, una particolare luce. Sempre fraterna, a tratti ironica, mai giudicante.
    Che sia un viaggio con lo zaino in spalla o una crisi di governo, una guerriglia urbana o una capriola tra le foglie, ogni pagina schiude un orizzonte dov’è lo spazio intimo a scavare nel politico, di fenditura in fenditura, fino a svuotare molte delle parole con cui la civiltà si ostina a raccontare se stessa.
    Un romanzo di stirpe nuova, barbarico e delicato.
    Una sinfonia picaresca, a strapiombo sul caos.
    Una nicchia per creature selvatiche, nell’ora incerta del tramonto.

    25.00
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