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Di solito, quando incontriamo uno scrittore italiano giovanissimo, le sue parole sono disseminate in un pugno di fogli A4 o declamate al microfono, alla premiazione di un concorso liceale di Provincia infestato da genitori orgogliosi che per l’occasione hanno tirato fuori il vestito della domenica. È il sintomo di un morbo tutto nostrano, quello che porta ad associare la letteratura alla scuola, la cultura alle istituzioni. Aprendo Musica per nottambuli, tuttavia, ci accorgiamo che tira un’altra aria. Non siamo seduti accanto al vicino di banco secchione che ha appena consegnato il tema perfetto, né al cospetto dell’artista strampalato che veste in modo eccentrico per cuccare a ricreazione.
Edoardo Zanzi, che è scrittore, italiano e giovanissimo, gioca un altro campionato. Dotato di una sfacciataggine da enfant terrible, disegna poligoni mentali con una naturalezza disarmante. Non ha paura di niente, nemmeno dei suoi pensieri più inconfessabili; li affronta, piuttosto, con un certo disprezzo. Dai suoi maestri americani ha assorbito, per osmosi, la capacità di dare ai personaggi una vita al di fuori del testo, senza inquinare il microcosmo in cui questi si muovono. Basta leggere poche righe per respirare la carica erotica di Sherwood Anderson, il contegno di Hemingway, la rabbia di Bukowski…
Le parabole di questi nottambuli urbani e paesani sono uno spasso, viene voglia di finire il libro tutto d’un fiato. È musica, certo. Ma c’è ben altro, se ci si avvicina con più attenzione. Questo ragazzo ha un solo tema, uno solo: un uomo si scontra con la frenesia della modernità, e deve lottare per non soccombere. In che direzione andrà? Quale miracolo inventerà la prossima volta? Quale Liszt o Tiziano o Faulkner lo salverà da una sconfitta inevitabile? Un esordio furioso e gentile, chiassoso ma elegante.
Un assolo di batteria su carta.
Avevo solo voglia di mettermi al piano e suonare fino alla fine della festa, nient’altro.
| ANNO DI PUBBLICAZIONE | Ottobre 2025 |
|---|---|
| ISBN | 9791282177030 |
| Genere | Narrativa |
| Pagine | 180 pagine |
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Edoardo Zanzi è nato nel 1999 a Varese. Non è un filosofo.
Giacomo “Jack”Alighieri ha una routine collaudata che non ha alcuna voglia di cambiare, così come non ha voglia di fare molte cose. Giorno dopo giorno la sua vita comincia con la sveglia nel suo bilocale, continua per otto ore in un ufficio e si conclude la sera al BarCellona, tra nostalgici degli anni Ottanta, idraulici amanti del teatro, personaggi muti o solo silenziosi, birra e vino bianco. E narrazioni fantasiose al bancone del bar, che lo vede di volta in volta cantastorie o imbonitore, truffatore della realtà o suo archivista. Avrebbe potuto continuare così per sempre, magari aggiungendo ogni tanto un’uscita con l’amico storico, ma una serie di bigliettini di cartone lasciati sul tavolo della cucina del suo appartamento cambia tutto. Poche parole scritte con una grafia che odora di femmina e di avventura, un luogo e un orario. Un appuntamento con il destino, ma di chi?
La libreria è piccola, di paese. Ha gli scaffali ricoperti di carta crespa colorata e una sola vetrina, dalla quale entra imperiosa la luce del giorno. Dentro, una scrittrice – Lei – presenta il suo libro, il raggiungimento di un sogno. A guardarla, Emil. Coppola in testa e posa strafottente… o forse no. Perché le parole di Lei gli cadono addosso, dentro. E non può evitare di consegnarle di nascosto le sue, di parole, anche se solo su un biglietto scritto a matita e infilato di nascosto nel libro che la scrittrice porta sempre con sé. Poi, aspetta di vederla uscire e allontanarsi prima di andare a casa e attenderne l’arrivo. Quando entra però non è solo, perché altri sono già arrivati prima di lui. Li conosce bene, ognuno ha un nome e un peso in questa serata calda che sa di teatro. Tati e le sue scarpe col tacco, seduta sulla poltrona di velluto verde che chiede del vino, Nané che pettina una bambolina, Donna Melina e il suo foulard di seta floreale che le nasconde gli anni e la storia. E il Signor Tim, che fuma.
Ma Lei dov’é? Sa che la stanno aspettando? Tra una sigaretta, una Rossana e dell’Amarone servito in un calice, cinque persone attendono la voce di colei che decreterà il loro futuro, chi tra loro potrà restare quella notte e quella dopo ancora.
La verità è che siamo composti da mille strati di noi stessi, stesi e attaccati l’uno all’altro, che mischiano odori, umori, sapori. Siamo il frutto di ciò che ascoltiamo, guardiamo e impariamo dal primo istante di vita, e tutto resta a farne parte, per dare il senso di ciò che mostriamo di essere al mondo.
Anna nasce l’11-11-1991 -palindromi il suo nome e la sua data di nascita- in un giorno di San Martino che tutti ricorderanno per la forza impetuosa con cui soffiarono Maestrale e Scirocco: i due venti contrapposti che avvolgono la Sardegna.
Due forze equivalenti e contrastanti, come bene e male, che da quel giorno non la lasceranno mai. Tra miti e leggende della tradizione popolare, stregoneria e Inquisizione, magia bianca e magia nera si snoda la storia di Anna: riuscirà a conciliare gli opposti?
“Nomen omen” è stato finalista al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti 2018 e secondo classificato al premio Città di Siena, sezione Elba book festival.

Quando muore, Ciccitta Lampis lascia la nipote Lia e le figlie Ruth, Ester e Noemi in condizioni economiche difficili. Dopo una lunga riflessione, l’unica soluzione possibile sembra la vendita del numero venti, un edificio lungo la via principale del paese, di proprietà della famiglia da generazioni. Ma l’arrivo di Giorgio Albert da Parigi stravolgerà ogni piano: prima del decesso, Ciccitta ha firmato con lui un contratto di locazione perché possa aprirvi una libreria. La follia del progetto oltraggia tutto il paese: leggono in troppo pochi a Santa Gisa perché possa avere successo.
Sullo sfondo di un piccolo centro del sud ovest sardo, il numero venti si farà crocevia di romanzi e di tradizioni perdute che non solo ricorderanno alle Lampis quanto della loro storia abbiano messo da parte, ma faranno soffiare impetuoso il vento del cambiamento su una comunità che ha dimenticato sé stessa.
A centocinquanta anni dalla nascita di Grazia Deledda, Mezzo giro di velluto omaggia le atmosfere e i personaggi di Canne al vento, raccontando con un tocco di realismo magico il velo sottile che separa la vita e la morte.
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PER L’ANNO 2021 LA CASA EDITRICE HA RICEVUTO DALLA REGIONE PIEMONTE CONTRIBUTI DE MINIMIS GIÀ PUBBLICATI SUL REGISTRO NAZIONALE AIUTI DI STATO
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